mercoledì, 16 maggio 2012
Da che parte sta Dio?
Chi segue frequentemente il blog sa che mi piace leggere più libri in simultanea. Uno di quelli che sto portando avanti lentamente per la corposità degli argomenti trattati è “In nome di Dio” del premio Nonino 2012 Michael Burleigh. Sto affrontando il capitolo “Apocalisse 1939-1945” in cui si tende a chiarire il ruolo delle Chiese europee in quegli anni. Oltre a tutta una serie di chiarimenti sul ruolo di Pio XI e soprattutto Pio XII, spesso taciuti da storici superficiali e ideologici (tra l'altro, esiste una visione storica non ideologica?), mi hanno colpito due interventi riportati in successione. E' vero: come si evince dal libro sono stati isolati, ma pur sempre eclatanti.
Da un lato, l'ottuagenario cardinale francese Alfred Baudrillart invitava i francesi a unirsi contro il bolscevismo: “L'arcangelo Michele brandisce la sua spada vendicatrice, brillante e invincibile contro i poteri diabolici. Con lui marciano i popoli cristiani e civili per difendere il loro passato e il loro futuro a fianco delle armate tedesche”.
Dall'altro lato, il metropolita russo Sergej inviò un messaggio a ogni parrocchia ortodossa. Vi si leggeva: “La Chiesa di Cristo benedice tutti gli ortodossi che difendono le sacre frontiere della nostra madrepatria. Dio ci assicurerà la vittoria”.
Ecco, a questo punto mi immagino l'indecisione di Dio... e soprattutto il suo disperato avvilimento.
17:15 Scritto da: sdelmo in Etica, Filosofia e teologia, Religioni, Storia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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A sera
Ieri sera sono finalmente riuscito a fare delle foto. Non sono stato fuori molto, mezzora al massimo, ma c'era una bellissima atmosfera. Oggi ho trovato su questo sito le parole che la poetessa americana Jane Kenyon scrisse per il pastore Jack Jensen, suo amico malato di cancro. Benché la Kenyon faccia riferimento alla sera della vita, ho respirato molte delle emozioni descritte. E quello sotto è un fugace scatto colto al momento.
Che la luce del tardo pomeriggio
brilli attraverso le fenditure del granaio, scalando
le balle di fieno quando il sole si abbassa.
Che il grillo cominci a strimpellare
come una donna che prenda i ferri
e il suo filato. Che scenda la sera.
Che la rugiada si raccolga sulla zappa abbandonata
nell’erba alta. Che appaiano le stelle
e la luna scopra il suo corno d'argento.
Che la volpe torni alla sua tana sabbiosa.
Che cada il vento. Che nel fienile
entri l’oscurità. Che scenda la sera.
Per la bottiglia nel fosso, per la pala
nell’avena, per l’aria nei polmoni
che scenda la sera.
Che scenda, sia come sia, e non
avere paura. Dio non ci lascia
senza conforto, e allora che scenda la sera.
16:44 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Letteratura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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martedì, 15 maggio 2012
Dove cresce il pianto dei salici
Di Mrs Macabrette ne ho incontrate nella mia vita da insegnante. Non molte per la verità: alcune, solo alcune, perché molte si credono nere, mentre sono bianche sporche. Le ho riviste tutte oggi ascoltando questo brano breve ma dalle immagini efficacissime (le lampade nere, i crisantemi come passi, le piume nere, i cipressi, l'edera, i salici, le labbra) degli A toys orchestra; e le ho salutate tutte questa anime nere, comunque belle ai miei occhi e dalle labbra non ancora del tutto cucite.
“Lei è la signora Macabrette. Dipinge le lampade di nero, sparge crisantemi sui suoi passi, tre piume nere sul suo cappello, bottoni di vetro sul suo petto. I cipressi si inchinano al suo passaggio.
Lei è la signora Macabrette. Fa l'amore con i gatti e parla unicamente con se stessa. Foglie morte rattoppano il suo vestito. L'edera si arrampica su per le sue gambe …anche il canto degli uccelli sembra così triste!
Brucia le foto del suo matrimonio per accendere un'altra sigaretta. Dove le sue lacrime caddero un giorno ora cresce il pianto dei salici. Cuce le sue labbra cosicché nessuno sarà capace di strapparle un altro sorriso.”
18:20 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Domande
Chi sono? Da dove vengo? Perché sono qui? Dove sto andando? Qual è il senso? Esiste un Dio? Perché c'è il male? Esiste il bene? In prima abbiamo visto o stiamo vedendo che religione, filosofia, arte, poesia, letteratura tentano di dare una risposta a queste domande, tutta una serie di tentativi di risposte. Poi arriva Charlie Brown...
16:35 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Verso quali lidi?
In questo periodo i ragazzi dell'ultimo anno della scuola secondaria di primo grado si stanno preparando agli esami e poi a lasciare le loro classi per approdare alle scuole “superiori”. Come sceglieranno? Ieri su radio 3 ho sentito un'interessante intervista a Francesco Dell'Oro che si occupa di orientamento a Milano. Qui sotto l'estratto di un'altra intervista di Simonetta Pagnotti.
“– I ragazzi non vivono bene questa scelta?
«Sono molto preoccupati e indecisi. Sono adolescenti, lo ripeto, spesso il linguaggio di noi adulti esercita su di loro una pressione indebita, li mette in sofferenza. Dobbiamo cercare di presentare il momento della scelta in modo positivo».
– Si spieghi meglio...
«Spesso si sentono dire: “Tu non puoi fare questo, tu non puoi fare quest’altro”, che tradotto significa: i più bravi al liceo, i meno bravi al tecnico e così via. Così si sentono stigmatizzati per quello che non possono fare. Dobbiamo invece valorizzare le loro potenzialità, in modo che diventino protagonisti della scelta. Dobbiamo rassicurarli, far capire loro che le difficoltà che hanno incontrato nel percorso scolastico possono essere superate o, perché no, trasformate in risorsa. Che esistono non una ma tante intelligenze: un’intelligenza logica, un’intelligenza pratica, un’intelligenza artistico musicale…».
– Quali sono i consigli che si sente di dare alle famiglie che devono sostenere i ragazzi in questo momento di scelta?
«Sono fondamentalmente tre suggerimenti. In primo luogo: aiutiamo i ragazzi a scegliere una scuola che non li mandi in sofferenza, ma che permetta loro di vivere con serenità, anche se con impegno, gli anni dell’adolescenza. Il secondo consiglio è quello di aiutarli a capire che cosa li interessa davvero, che cosa li appassiona».
– Ha parlato di tre suggerimenti. E l’ultimo?
«È probabilmente il più prosaico, ma in quarant’anni di esperienza ho constatato che è molto utile. Lo dico ai ragazzi, in ogni incontro. Se scegliete un certo tipo di scuola, dovete anche capire che impegno richiede. Ossia quante ore al giorno dovete stare seduti al tavolino sui libri. A volte io chiedo: “Perché avete scelto una scuola dove dovete affrontare il greco e il latino?”. I meno motivati scuotono la testa e dicono: “Ci tocca”. Di fatto hanno scelto mamma e zia».
– Il vostro servizio si occupa anche dei ragazzi delle superiori che hanno fatto una scelta sbagliata...
«È vero, sono le scuole a segnalare i giovani in difficoltà e noi cerchiamo di riagganciarli. Nei casi più difficili andiamo a parlare con il preside e con il consiglio di classe».
– In questi casi consigliate di cambiare?
«Noi diciamo subito che non siamo un ufficio traslochi, non è questo il nostro compito. In certi casi è bene che il ragazzo cambi indirizzo e anche in fretta, ma molto spesso il suo disagio è frutto di un problema di relazioni, è esistenziale più che scolastico. Allora bisogna cercare di rimotivarlo».
– Lei sta sempre dalla parte dei ragazzi...
«A volte fanno arrabbiare, per alcuni di loro l’impegno scolastico è veleno. Ma è altrettanto vero che vediamo troppe anime ferite, per non dire devastate. Hanno bisogno di regole ma, se non cerchiamo di rafforzare la loro autostima, il messaggio non passa».”
11:49 Scritto da: sdelmo in Etica, Scuola | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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lunedì, 14 maggio 2012
L'ingresso delle beffe
In molte classi abbia buttato uno sguardo sull'arte e abbiamo ammirato molte opere. Qui ne propongo una che non abbiamo visto e di cui ho raccolto informazioni in rete:
“"L'entrata di Cristo a Bruxelles", del 1888-89, un olio su tela, 258 x 431 cm, oggi al Musée Royal des Beaux-Arts di Anversa, è tra i più famosi dipinti di Ensor e forse il suo capolavoro, una grande scena di massa dall'imponenza barocca, enfaticamente celebrativa se non fosse per l'ironica decontestualizzazione dell'evento-tema, il Cristo che entra in città acclamato dalla folla.
La trasposizione temporale colloca il fatto all'epoca moderna, in una città brulicante di folla, alla presenza di una banda di militari in divisa, in mezzo ad una eterogenea moltitudine di figure-fantoccio mascherate (la maschera, elemento surreale per eccellenza, ricorre spesso nei dipinti di Ensor), pupazzi inespressivi gelidamente ed ambiguamente sorridenti, mentre gli striscioni con le scritte ed i cartelli colorati conferiscono all'insieme l'atmosfera di una moderna manifestazione di piazza.
Al centro della grande tela, la figura del Cristo avanza cavalcando un asino, il capo circondato da una anacronistica aureola, poco divinamente sommerso da una folla chiassosa, cosicché, privato di ogni carisma, frustrato da una folla beffarda e irridente, seppellito dal grottesco corteo, il simbolo della fede cristiana perde ogni valore ideologico per divenire pretesto di una critica della società moderna ridotta ad una congrega di fantocci urlanti e indifferenti, personaggi caricaturali volutamente volgari.
Una grande metafora dell'esistenza, in chiave parodistica, una beffarda satira della società borghese, della vita, della morte, della fede e dell'ipocrisia, una parafrasi dell'assurdità e dell'ambiguità della condizione umana espresse con un'enfasi tragica in cui l'ironia, feroce ed impietosa, ed il filtro del simbolismo non riescono a governare una componente di angoscia ansiosa che intride tutta l'opera e la mette in risonanza con le nostre più oscure e rimosse paure interiori.”
19:07 Scritto da: sdelmo in arte, Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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La solitudine di Eleanor
Una canzone vecchia. E' dei Beatles. L'ho cantata spesso senza sapere di cosa parlasse (l'inglese ho bisogno di leggerlo, oppure mi si deve parlare lentamente, di certo non cantarlo...). Mi sono trovato davanti a un testo semplice che parla di una grande solitudine: una donna, Eleanor, che raccoglie i resti del riso lanciato a un matrimonio e che è vissuta cullando l'attesa vana di un suo uomo. La sua solitudine si somma a quella di un parroco piuttosto disinteressato, padre McKenzie, che sta componendo un sermone inutile perché non ci sarà nessuno ad ascoltarlo nella sua chiesa vuota, come da solo è quando si rammenda i calzini. I due si incontreranno alla morte di Eleanor, anch'essa solitaria, con il parroco a celebrarne il funerale. Si pulisce le mani dalla terra e non c'è neppure speranza di salvezza (il suo pulirsi le mani sembra ricordare il gesto di Pilato?).
Ah, guarda tutta la gente sola; Ah, guarda tutta la gente sola
Eleanor Rigby raccoglie il riso nella chiesa dove è avvenuto un matrimonio
Vive in un sogno, aspetta alla finestra indossando la faccia che tiene in un vaso vicino alla porta.
Per chi è?
Tutta la gente sola, da dove viene? Tutta la gente sola, di dov'è?
Padre McKenzie scrive le parole di un sermone che nessuno ascolterà, nessuno si avvicina
Guardalo lavorare, rammendarsi i calzini di notte quando lì non c'è nessuno. Di cosa gli importa?
Tutta la gente sola, da dove viene? Tutta la gente sola, di dov'è?
Ah, guarda tutta la gente sola; Ah, guarda tutta la gente sola
Eleanor Rigby morì nella chiesa e fu sepolta insieme al suo nome, non venne nessuno
Padre McKenzie si pulisce la mani dalla terra mentre si allontana dalla tomba. Nessuno fu salvato.
Tutta la gente sola, da dove viene? Tutta la gente sola, di dov'è?
17:43 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Cittadini normali
A 20 anni dalla morte di Falcone e Borsellino ho intenzione di pubblicare alcuni articoli e riflessioni per farne memoria. Ricordo benissimo la notizia dei due attentati, in particolare quella del secondo che raggiunse me e la mia famiglia mentre eravamo in ferie in montagna. Pubblico questo articolo del docente di filosofia e storia e teologo Augusto Cavadi, preso da Adista. Non ho l'autorizzazione per pubblicarlo. Nel caso qualcuno se ne risentisse è sufficiente segnalarmi la cosa e provvederò a togliere il post.
“Raramente capita che le tragedie della storia ci tocchino quasi come vicende private. A me è capitato pochissime volte. Due di queste, a meno di due mesi di distanza, fra il 23 maggio e il 19 luglio del maledetto 1992. Ogni tanto ho riflettuto sulle ragioni di questa sensazione insolita, rara: ma non sono riuscito a fare chiarezza. Falcone e Borsellino li avevo conosciuti di persona, ma non ne ero certo amico: probabilmente non mi avrebbero riconosciuto se mi avessero incontrato in un salotto o in bar. Di contro avevo conosciuto molto più da vicino Gaetano Costa, un amico di famiglia da sempre, trasferito da Caltanissetta a Palermo come procuratore della Repubblica, integerrimo. Quando cadde trucidato sotto casa il 6 agosto dell’82 mi dispiacque davvero, ma forse – nonostante i miei 32 anni – non ero maturo: mi dispiacque come ci si dispiace quando un amico di famiglia muore di cancro o investito da un pirata della strada. Provai dolore e rabbia, dolore e odio verso i vigliacchi anonimi che avevano assassinato un sessantenne inerme che sfogliava libri usati in via Cavour: dolore, rabbia, odio, ma non angoscia. L’angoscia è tutta un’altra cosa. È una stretta alla gola che ti mozza il respiro; è una morsa al petto che mima l’infarto. È una sospensione dell’attività mentale perché non soltanto intorno a te si è fatto improvvisamente buio, ma anche dentro il cervello ti si è spento un interruttore. Solo piangere ti conforterebbe, ma l’angoscia t’impedisce pure questo. L’angoscia: ecco quello che ho avvertito quando, sull’autostrada Messina-Palermo, l’autoradio ha gracchiato le prime notizie confuse su un’esplosione nei pressi di Capaci. Con i primi telegiornali della sera ogni residuo di sia pur folle speranza fu spazzato via. E, con la concatenazione delle sequenze di un film già montato, mi passarono – e mi ripassarono – le immagini e le parole di una preghiera due volte laica. Era infatti la preghiera rivolta non solo, genericamente, a un Dio laico (l’unico che riesco a pregare), ma anche, più direttamente, a un concittadino laico. Gli ho chiesto – a Giovanni Falcone – perdono. Perdono a nome di quei palermitani che si erano lamentati di essere disturbati dal suono delle sirene quando lo riaccompagnavano a casa dal tribunale. Perdono a nome di quell’avvocato che, in tv, lo aveva accusato di essere cauto nell’incastrare gli amici potenti dei mafiosi. Perdono a nome di quel poliziotto che, in coda con me al panificio, prometteva al collega che l’avrebbe ammazzato lui quel giudice se non l’avesse fatto prima la mafia: troppe lavate di capo per chi veniva sorpreso a leggere La gazzetta dello sport quando avrebbe dovuto controllare ingressi ed uscite dal portone. Non fu una ferita facile da rimarginare. Tanto più che, 50 giorni dopo, le bombe di via D’Amelio l’avrebbero furiosamente risquarciata. Di Caponnetto – quando balbettò alle telecamere «tutto è finito» – compresi sillaba per sillaba, riconobbi perfino il tono della voce. Capii, arrivai quasi a condividere: decisi di fermarmi solo un attimo prima d’identificarmi totalmente con la disperazione di un vecchio padre ormai derubato dei due figli preferiti. Decisi: fu un atto della volontà perché ormai il resto – previsione razionale, sentimento, emozioni – si era arreso all’evidenza della tragedia senza scampo. Mi ricordai di san Juan de la Cruz: della necessità di attraversare la notte più fonda – la notte in cui non si vede nulla, non si sente nulla, non si crede più a nulla – prima di poter, forse, sperimentare la pace. E in queste notti senza stelle e senza luna puoi resistere, e persistere, solo se lo decidi con quell’energia intima che sai di possedere (o di esserne posseduto) quando ormai assapori lo stremo. [...] A venti anni da quelle giornate – ma sono davvero trascorsi tanti anni? – la situazione è identica ma anche, per fortuna, incomparabilmente diversa. La mafia come sistema di potere asfissiante continua a riscuotere il pizzo su quasi ogni commessa, su quasi ogni impresa, su quasi ogni negozio; continua a inquinare la dialettica democratica contrattando intollerabili sinergie con politici di ogni livello (sino alla presidenza della Regione: certamente la penultima, dubitabilmente l’attuale). Ma il gotha di Cosa Nostra di quegli anni micidiali è quasi tutto sotto chiave: non c’è da cantare vittoria, ma sarebbe da stupidi negare che il bicchiere è adesso mezzo pieno. È difficilmente apprezzabile un risultato culturale inedito nella storia siciliana: la media statistica attesta che i boss si spengono, soli, in galera, non più nel proprio letto circondati dall’affetto delle persone care, dopo anni di quiescenza dorata fra gli agrumi del proprio feudo. Certo, ancora troppi giovani fanno la fila per subentrare nella militanza del disonore, ma almeno sanno che l’impunità – da regola che era – si è fatta eccezione. [...] Sarebbe da illusi supporre che un giorno, sradicate Cosa Nostra e Stidde, altre associazioni criminali (simili se non identiche) non ne prenderanno il posto: malvagità e ingordigia aggrovigliano le viscere dell’essere umano da milioni d’anni e continueranno a fermentare sino alla scomparsa del genere umano. Ma, intanto, nel breve – o meno breve – periodo, se le mafie attuali si disgregheranno, sarà stata una vittoria complessiva della parte migliore dei cittadini “normali”.”
16:01 Scritto da: sdelmo in Etica, Storia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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sabato, 12 maggio 2012
Tra mille difficoltà
Nelle quinte abbiamo parlato di eutanasia, testamento biologico, stato vegetativo… Abbiamo anche parlato dell’importanza delle cure nei confronti delle persone. Prendo questo articolo di Maria Angela Masino da Avvenire. La foto, tra l'altro, ricorda molto i due film visti.
“Coinvolgere i non coinvolti: è lo slogan del comico Alessandro Bergonzoni, testimonial di
"Gli amici di Luca" e della Casa dei Risvegli, centro innovativo di riabilitazione e ricerca sul coma. Perché, come sintetizza Bergonzoni, il risveglio non deve riguardare solo la persona in stato minimo di coscienza o chi la accudisce, ma tutti noi, potenziali portatori del problema. Se n’è parlato ieri, a Milano, durante il convegno "Il risveglio della coscienza. Curare e prendersi cura delle persone in stato vegetativo" organizzato dal Centro di Ateneo di Bioetica dell’università Cattolica in collaborazione conla Fondazione IrccsIstituto Neurologico Carlo Besta di Milano. «Non ci sono solo i parenti, ma diverse figure di caregivers, assistenti sia professionali sia volontari che oggi garantiscono la qualità di vita di questi pazienti in stato vegetativo, bambini, giovani, adulti e anziani», ha spiegato Fulvio De Nigris, responsabile dell’AssociazioneLa Rete. Edè a loro che deve rivolgersi il nostro sguardo. «Il familiare che assiste i propri cari diventa sempre più io trasparente che quotidianamente antepone i bisogni del disabile ai suoi. Questa eroica dedizione, però, può comportare il suo cedimento che si manifesta con sensi di colpa, inadeguatezza, angoscia, chiusura», spiega Adriano Pessina, ordinario di Filosofia morale e direttore del Centro di ateneo di bioetica, Università cattolica del Sacro cuore di Milano. Pian piano, chi assiste si ritira dalla vita sociale e contemporaneamente viene dimenticato e lasciato solo a farsi carico di enormi problemi: «Difficoltà ad andare al lavoro, seguire i figli, ma anche frequentare amici, vivere momenti di spensieratezza», spiega Pessina. Questa spersonalizzazione ha un riverbero negativo sull’assistito. Soluzioni per restituire identità e forza alle persone che si occupano di curare i colpiti da questa gravissima disabilità sono quelle di sostenerle economicamente, ma soprattutto aiutarle a ricostruire una trama di rapporti sociali, affettivi e culturali.
«È necessario lavorare per sviluppare politiche accoglienti nei confronti di queste famiglie, definite facilitatori sostanziali», ha aggiunto la professoressa Matilde Leonardi, neurorologa, direttore scientifico del Coma Research Center del Besta di Milano e coordinatrice del progetto Funzionamento e disabilità negli stati vegetativi. E per accoglienza si intende dar loro la possibilità concreta di lavorare, fare la spesa, avere momenti di rigenerazione. Qualche dato: il 77% di chi assiste una persona in stato vegetativo è donna sui 50 anni in piena attività lavorativa spesso costretta a ritmi funambolici fra cura, professione, problemi economici. Ci sono mamme che dedicano 24 ore su 24 ai figli in stato vegetativo, mogli che impiegano 4-5 ore quotidiane solo in attività di semplice accudimento dell’assistito. Nella stragrande maggioranza dei casi il coniuge ha 56 anni e ovviamente non essendo più in grado di lavorare non produce reddito. Tutto il peso dell’assistenza e del mantenimento della famiglia così grava sulla donna.
Cifre alla mano il rischio burn out, cioè perdita della capacità di controllo della situazione, è davvero dietro l’angolo. Tante però sono le cose che si potrebbero fare: assistenza a domicilio, sostegno psicologico ed economico, creazione di una rete di mutuo-aiuto nell’ambito di un welfare da riprogettare attraverso l’ascolto. «Perché non è quello che si pensa di poter fare, ma ciò di cui i disabili e le loro famiglie hanno effettivo bisogno quel che si deve realizzare», ha concluso Paolo Fogar, presidente della Federazione nazionale associazioni trauma cranico. Obiettivo: aiutare a vivere chi offre quotidiana assistenza a questi pazienti e, indirettamente, garantire ciascuno di noi, non immune dal rischio disabilità.”
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Dove sono?
La coerenza che tante volte mi ha spinto a dire alla Chiesa che deve chiedere perdono e guardarsi dentro per essere capace di rinnovarsi, mi spinge a pubblicare questo post di Piero Gheddo: per amore di verità, scomoda e non assoluta...
"La notizia dei cristiani massacrati in Nigeria dal terrorismo islamico è ormai così frequente che non fa quasi più notizia. Dal Natale 2011 alla fine dell’aprile scorso i morti degli attacchi terroristici nel Nord della Nigeria sono stati circa 600, con picchi di vittime che altrove sarebbero considerati una tragedia nazionale, mentre là aumentano solo l’odio e la voglia di vendetta: il 25 dicembre 25 morti ad Abuja e Jos, il 6 gennaio 17 morti a Mubi, il 20 gennaio 185 morti a Kano, il 20 febbraio 30 morti a Maiduguri, il 6 marzo 45 morti ad Abuja, il 6 aprile 40 morti a Kaduna, ancora 40 morti a Kaduna il 10 aprile, il 29 aprile la follia integralista si è scatenata contro gli studenti, provocando una trentina di morti nel campus universitario, mentre un sacerdote cattolico stava celebrando la Messa. Ma questi sono solo i fatti più gravi, mentre lo stillicidio degli attentati e delle uccisioni mirate anche nei villaggi rurali è notizia quasi quotidiana.
Il terrorismo di radice islamica è contro gli occidentali, i cristiani. Ci sono altri motivi che spiegano questo fenomeno demoniaco nato con Khomeini in Iran nel 1979: economici, culturali, storici, etnici, politici, commerciali, ma la radice è ben espressa dal nome dall’ultima setta islamica responsabile principale del terrorismo nel Nord Nigeria: “Boko Aram”, che nella lingua dei musulmani locali, gli “haussa”, significa: “L’educazione occidentale è peccato”. Nel mondo moderno, la rivolta dell’islam contro l’Occidente si è manifestata storicamente la prima volta con la fondazione dei “Fratelli musulmani”in Egitto nel 1928; è cresciuta e si è diffusa in tutto il mondo islamico con la fondazione di Israele, il chiodo, il punzone ebraico cristiano nel cuore dell’Islam; è scoppiata quando Khomeini nel 1979 ha cacciato a furor di popolo lo Shah di Persia, Muhammad Reza Pahlevi, che aveva tentato di portare il suo paese verso la modernizzazione, più o meno secondo il modello occidentale, mandando le bambine a scuola, facendo leggi favorevoli alle donne nel matrimonio, istituendo all’Università di Teheran una Facoltà per il dialogo islamo-cristiano, ecc. Khomeini, assumendo il potere, fece tutto quello che lo Shah voleva abolire e dichiarò la guerra contro il modello culturale dell’Occidente; non potendo combattere i popoli cristiani con le armi, ha ripescato nella tradizione “sciita” il “martirio per l’islam” e il mito dei “martiri per l’islam”, le cui immagini si vedono sui pullman, sui taxi, nelle scuole, nelle madrasse e nei centri culturali di molti paesi islamici.
Negli ultimi 40 anni, la tendenza “salafita” (cioè di estremismo islamico) si è molto diffusa fra i popoli del Corano attraverso le moschee, le scuole statali e i mass media, che dipingono l’Occidente e i cristiani come i nemici dell’Islam. L’Occidente non si rende ancora conto di questo: ucciso un Bin Laden, ne sorgono mille altri, perché il terreno di coltura, a partire dai bambini che frequentato le scuole, è seminato con i semi dell’opposizione radicale e dell’odio verso l’Occidente. Gli ultimi Papi, i vescovi e noi cristiani continuiamo a incontrare fraternamente ed a tessere la tela del dialogo con i musulmani. Negli ultimi anni ho visto che in diversi paese islamici (Libia, Senegal, Nord Camerun, Bangladesh, Indonesia) il dialogo, in condizioni di pace, produce buoni frutti. Ma la domanda che dobbiamo farci è questa: nei momenti di emergenza terroristica, dove sono i musulmani moderati? Non si può generalizzare attribuendo all’islam la responsabilità del terrorismo, ma perché le personalità dell’islam, le università, le moschee-guida di ogni paese non condannano in modo aperto e corale i troppi attentati terroristici fatti in nome dell’islam? Perché, quando c’è qualche offesa all’islam (le vignette su Maometto ad esempio) o violenze contro i musulmani, nei paesi cristiani siamo tutti uniti a condannare i responsabili, mentre quando vengono massacrati centinaia di cristiani innocenti, come negli ultimi quattro mesi in Nigeria, non si sentono voci islamiche di condanna? Papa Benedetto, nel famoso discorso a Ratisbona nel settembre 2006, fra l’altro ha detto che l’islam deve confrontarsi col problema della “violenza per Dio” che non può esistere. Nel mondo islamico ci sono state proteste, ma si sono anche levate voci di attenzione e di dialogo su quel tema. A distanza di alcuni anni, di fronte ai 600 uccisi in quattro mesi nel Nord Nigeria, cosa dicono quelle personalità di buona volontà e di dialogo?"
10:50 Scritto da: sdelmo in Etica, opinioni, Religioni, Storia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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venerdì, 11 maggio 2012
Pensieri inconsapevoli
Ci sono delle volte in cui la nostra mente si arrovella in mille rivoli, tante ipotesi, molti pensieri. A volte si tratta di pensieri consapevoli, altre volte no e ti ritrovi a conclusioni senza sapere il percorso fatto. Provi a ricostruire, ma non c'è possibilità. Le preoccupazioni pesano e l'amore sembra essere soffocato. I Pearl Jam invitano invece ad altro: “Respira forte prendi il meglio: questa è la vita. Cerca l’amore e la prova che ritieni valga, ingoia tutta la negatività, è così triste e disgustosa... Riempi l’aria d’amore, il buio con la luce delle stelle.”
Una delle libere associazioni che a me piacciono tanto, un po' alla "Into the wild" ;-)
“E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.” (Mt 6,28-34)
Inconsapevole pensiero
Tutti i pensieri che non consideri mai che fai in continuazione
Il cervello è ramificato, la mente è profonda, oh stai affondando?
Pensa al percorso di ogni giorno, quale strada stai per prendere?
Respira forte prendi il meglio: questa è la vita.
Cerca l’amore e la prova che ritieni valga,
ingoia tutta la negatività, è così triste e disgustosa.
Senti l’aria sopra di te, una piscina di cielo blu.
Riempi l’aria d’amore, il buio con la luce delle stelle.
Senti il cielo come una coperta fatta di pietre preziose e diamanti falsi.
Guarda il sentiero disegnato dalla luna perché tu lo possa percorrere.
Niente è rimasto, non è rimasto niente
Niente lì, niente qui
Guarda il sentiero disegnato dalla luna perché tu lo possa percorrere.
Guarda le onde sulle rive lontane: non aspettano altro che te.
Sogna i sogni di altri uomini, non sarai il rivale di nessuno
Un tempo lontano, uno spazio lontano, è lì che viviamo,
un tempo lontano, un posto lontano, allora tu cosa stai dando?
19:55 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Le nostre ombre più lunghe delle nostre anime
Andare su google, scrivere Stairway to heaven, e trovare tutto e il contrario di tutto: “è una canzone di speranza”, “è un brano di disperazione”, “il pifferaio è Dio”, “il pifferaio è Satana, c'è anche un messaggio subliminale”... Questo è il testo, sotto c'è il video.
C'è una signora che è sicura che sia oro tutto quel che luccica e sta comprando una scala per il paradiso: quando vi arriverà sa che se tutti i negozi sono chiusi con una parola può ottenere ciò per cui è venuta e sta comprando una scala per il paradiso.
C'è una scritta sul muro ma lei vuole essere sicura perché, come tu sai, talvolta le parole hanno due significati. Su un albero vicino al ruscello c'è un uccello che canta, talvolta tutti i nostri pensieri sono sospetti e questo mi stupisce, e questo mi stupisce.
C'è una sensazione che provo quando guardo a Ovest e il mio spirito grida di andarsene. Nei miei pensieri ho visto anelli di fumo attraverso gli alberi e le voci di coloro che stanno in piedi a osservare.
Oooh e questo mi stupisce, ooooh e questo mi stupisce davvero.
E si mormora che presto, se tutti noi intoniamo la melodia, il pifferaio ci condurrà alla ragione e albeggerà un nuovo giorno per coloro che aspettavano da lungo tempo, e le foreste risponderanno con una risata.
E questo mi stupisce.
Se c'è trambusto nella tua siepe non ti allarmare, è solo la pulizia di primavera per la festa di Maggio.
Sì, ci sono due strade che puoi percorrere ma a lungo andare c'è sempre tempo per cambiare strada e ciò mi stupisce.
La tua testa ti ronza e il ronzio non se ne andrà nel caso tu non lo sapessi. Il pifferaio ti sta chiamando per unirti a lui. Signora cara, può sentire il vento soffiare? che la sua scala è costruita sul vento mormorante?
E scendiamo in strada, le nostre ombre più lunghe delle nostre anime, là cammina una donna che noi tutti conosciamo, che risplende di luce bianca e vuole dimostrare come qualsiasi cosa si tramuti in oro. E se ascolti molto attentamente alla fine la melodia verrà da te quando tutti sono uno e uno è tutti per essere una roccia e per non rotolare via.
E sta comprando una scala per il paradiso.
15:21 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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mercoledì, 09 maggio 2012
Ieri
Amo la vita, il passato, il presente, il futuro. Amo oggi, domani, ieri. Una bellissima poesia di Angel Gonzalez, IERI.
Ieri è stato mercoledì tutta la mattina.
Nel pomeriggio è cambiato:
era quasi un lunedì,
la tristezza ha invaso i cuori
e c’è stato un chiaro
moto di panico verso i
tram
che portano i bagnanti al fiume.
Intorno alle sette ha attraversato il cielo
un lento aeroplanino, e neppure i bambini
sono rimasti a guardarlo.
Si è spaccato
il freddo,
qualcuno è sceso in strada con il cappello,
ieri, e tutto il giorno
è stato uguale,
vedi,
che divertimento,
ieri e ancora ieri e così fino ad ora,
mentre andava di continuo per le vie
gente sconosciuta,
o dentro casa a fare merenda
pane e caffelatte, che
allegria!
La sera è scesa prontamente e si sono incendiate
calde luci gialle,
e nulla ha potuto
impedire che infine albeggiasse
il giorno di oggi,
così simile
ma
così diverso per luce e profumo!
Per questo,
perché è come dico io,
lasciatemi parlare
di ieri, una volta ancora
di ieri: il giorno
unico che nessuno mai
tornerà a vedere sopra la terra.
22:38 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Letteratura, Storia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Semplificando
Sono reduce da un corso d'aggiornamento, interessante e impegnativo. I pensieri sono densi. Non mi è facile rilassarmi. C'è molto lavoro da fare. E' anche stimolante. Non semplice. Ma ecco che l'incontro casuale con due brani mi viene in soccorso. E sempre la solita domanda: casuale?
Per vedere una città non basta tenere gli occhi aperti. Occorre per prima cosa scartare tutto ciò che impedisce di vederla, tutte le idee ricevute, le immagini precostituite che continuano a ingombrare il campo visivo e la capacità di comprendere. Poi occorre saper semplificare, ridurre all'essenziale l'enorme numero d'elementi che ad ogni secondo la città mette sotto gli occhi di chi la guarda, e collegare i frammenti sparsi in un disegno analitico e insieme unitario, come il diagramma d'una macchina, dal quale si possa capire come funziona... (Italo Calvino)
Disse il maestro all’uomo d’affari: “Come il pesce muore sulla terra asciutta, così tu muori quando resti intrappolato nel mondo. Il pesce deve tornare nell’acqua… tu devi tornare alla solitudine”. L’uomo d’affari era atterrito: “Devo rinunciare ai miei affari ed entrare in convento?”. “No, no. Continua nei tuoi affari ed entra nel tuo cuore” (Anthony de Mello).
Ho bisogno di semplificare:
HO SEMPLIFICATO TROPPO?
;-)
18:20 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, opinioni, Scuola | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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martedì, 08 maggio 2012
Due infiniti e due limiti
18:36 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Letteratura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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lunedì, 07 maggio 2012
Muri
L’uomo si guardò attorno ancora una volta: niente, niente di niente! Le pareti erano dure e solide. Aveva provato a fare breccia con tutto cio’ che aveva a disposizione ma non era riuscito ad ottenere altro che inutili scalfitture di pochi centimetri. Temeva che la luce che illuminava la camera potesse spegnersi da un momento all’altro lasciandolo completamente al buio. Sentiva i morsi della fame e della stanchezza. Iniziava ad avere la sensazione che perfino l’ossigeno iniziasse a scarseggiare. La disperazione, la paura e lo sconforto stavano ormai entrando nella sua anima. Ormai quella stanza, un tempo piena di promesse, era diventata la sua trappola, la sua ossessione, la sua tortura. Non ne poteva più e si mise ad urlare con tutto il fiato che aveva in corpo. Poi si lasciò cadere sulle ginocchia chiedendosi come avesse potuto ritrovarsi in una situazione del genere. Alla fine si stufò. Trasse un profondo respiro, spazzò i suoi dubbi e i suoi sensi di colpa, si alzò, aprì la porta e uscì al sole e all’aria aperta, mandando al diavolo quella camera e chi ce l’aveva fatto entrare!
(preso da www.wolfghost.com)
19:01 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, Etica, Filosofia e teologia, Letteratura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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domenica, 06 maggio 2012
Una vita da uragano
E' il mio compleanno. Compio 75 anni. Sono stato un pugile, a un soffio dal diventare campione del mondo dei medi; anzi, per 15 riprese lo sono stato, la durata della sfida contro Joey Giardiello nel 1964. E come me la pensavano anche gli spettatori e i giornalisti presenti all'incontro. Ma non i giudici che con verdetto unanime mi diedero sconfitto. Mi chiamo Rubin Carter, mi chiamavano Hurricane. Da lì è iniziata la discesa della china, ma non sapevo ancora quanto sarebbe stata profonda. Due anni dopo, il 14 giugno, verso le 2.30 nel bar Lafayette bar and grill di Paterson, nel New Jersey, entrano due uomini di colore e fanno fuoco sui presenti. Due persone muoiono all'istante, una donna viene ferita e dopo un mese perde la vita, un altro uomo è ferito a un occhio e viene portato all'ospedale. I due assassini scappano. Ma vengono visti. Una donna, Patricia Graham, che abita sopra il Lafayette, li scorge alla guida di un auto bianca identica alla mia. Un uomo, Alfred Bello, incallito criminale che era lì per fare un colpo da un'altra parte, vede e chiama la polizia. Ronald Ruggiero vede entrambe le cose, sia la fuga dei due assassini sull'auto bianca, sia Alfred Bello. Io a quell'ora sono da un'altra parte della città e vengo fermato insieme a John Artis. Veniamo portati al Lafayette, ma nessuno dei presenti ci riconosce. Veniamo portati in ospedale dall'uomo ferito all'occhio: “Perché avete portato qui queste due persone? Non sono loro”. Nella mia auto vengono trovati una pistola calibro 32 e dei proiettili calibro 12, gli stessi usati dagli assassini. Dopo varie vicende mi hanno condannato a tre ergastoli. Dopo quasi vent'anni, nel 1985, sono stato liberato per non aver avuto un processo equo e perché la sentenza era figlia di motivazioni razziali.
Denzel Washington mi ha interpretato in un film, Bob Dylan mi ha dedicato questa canzone.
La pistola spara nel locale notturno, entra Patty Valentine da una camera soprastante la sala e vede il barista in una pozza di sangue. Piange: “Mio Dio, li hanno uccisi tutti”. Qui inizia la storia di Uragano, l'uomo che le autorità hanno accusato per qualcosa che lui non ha mai fatto. L'hanno messo in prigione, ma un tempo lui sarebbe potuto diventare il campione del mondo.
Patty vede tre corpi stesi a terra e un altro uomo chiamato Bello, che si muove furtivamente. “Io non l'ho fatto - disse lui agitando le mani - stavo solo rubando l'incasso, spero che capisci. Li ho visti uscire” disse, e si fermò. “Meglio se uno di noi chiama la polizia” e così Patty chiamò la polizia, arrivarono sulla scena con le sirene lampeggianti in quella calda notte nel New Jersey.
Nel frattempo, lontano in un'altra parte della città, Rubin Carter e un paio di amici girano in auto. Il primo contendente della corona per i pesi medi non ha idea di che merda stava per succedere quando un poliziotto lo fece accostare sulla strada come tempo prima e tempo prima ancora. A Paterson questo è come le cose possono accadere: se sei nero non devi farti vedere per strada a meno che non vuoi accettare la sfida.
Alfred Bello aveva un complice che aveva un conto in sospeso con la polizia. Lui ed Arthur Dexter Bradley, si aggiravano nella zona. Disse: “Ho visto due uomini correre fuori, sembravano pesi medi, sono saltati in un'auto bianca con targa di fuori”. E Miss Patty Valentine semplicemente accennò con il capo. Il poliziotto disse “aspettate un minuto, ragazzi, questo qui non è morto”, così lo portarono al pronto soccorso e sebbene quest'uomo ci vedesse a fatica, loro gli dissero che lui poteva identificare il colpevole.
Alle 4 del mattino fermarono Rubin, lo portarono in ospedale e su per le scale. L'uomo ferito lo guardò attraverso il suo occhio morente, disse “Perché l'avete portato qui? non è lui!” Sì, ecco la storia di Hurricane, l'uomo che le autorità hanno accusato per qualcosa che lui non ha mai fatto, l'hanno messo in prigione, ma un tempo lui sarebbe potuto diventare il campione del mondo.
Quattro mesi dopo i ghetti erano in fiamme, Rubin è in Sud America che combatte per il suo nome mentre Arthur Dexter Bradley é ancora nel giro di furti e i poliziotti lo stanno torchiando cercando qualcuno da incolpare. “Ricordi l'assassinio che successe in un bar? ricordi tu dicesti che hai visto l'auto in fuga? pensi di voler collaborare con la legge? pensi possa essere stato quel pugile che hai visto correre fuori quella notte? Non dimenticare che tu sei bianco”.
Arthur Dexter Bradley disse “davvero non sono sicuro”, il poliziotto disse “un povero ragazzo come te deve darsi una possibilità, ti abbiamo preso per il colpo al motel e stiamo parlando con il tuo amico Bello, ora tu non vuoi tornare in cella vero? Fai il bravo, faresti un favore alla società. Quel figlio di puttana è coraggioso e diventa sempre più coraggioso, vogliamo rompergli il culo, vogliamo addossargli questo triplo omicidio, lui non è Gentleman Jim”
Rubin può stendere un uomo solo con un pugno ma non gli ha mai fatto piacere parlarne: “E' il mio lavoro, disse, lo faccio perché mi pagano e quando è finito l'incontro voglio solo al più presto tornare per la mia strada, lassù in qualche paradiso, dove nei fiumi ci sono trote e l'aria è dolce e cavalchi nel verde”. Ma poi loro lo misero in prigione dove cercarono di trasformare un uomo in un topo.
Tutte le carte di Rubin erano state segnate in anticipo. Il processo fu una farsa, non aveva possibilità. Il giudice fece passare per alcolizzati e inaffidabili i testimoni di Rubin, per la gente bianca che stava a guardare lui era un fannullone rivoluzionario e per la gente nera lui era solo un pazzo negro. Nessuno dubitò che fu lui a premere il grilletto, sebbene loro non avessero trovato l'arma. Il Pubblico Ministero disse che fu lui a compiere l'atto e la giuria composta tutta di bianchi fu d'accordo.
Rubin Carter fu ingiustamente condannato. L'accusa fu omicidio, indovina chi ha testimoniato? Bello e Bradley ed entrambi mentirono e i tutti i giornali ci mangiarono sopra. Come può la vita di un uomo essere nelle mani di qualche pazzo? Vederlo palesemente incastrato non può aiutare ma mi fa vergognare di vivere in un paese dove la giustizia è un gioco.
Ora tutti quei criminali in giacca e cravatta sono liberi di bere Martini e guardare l'alba, mentre Rubin siede come Budda in una piccola cella, un innocente in un inferno vivente. Questa è la storia di Hurricane, ma non sarà finita finché non riabiliteranno il suo nome e gli ridaranno indietro il tempo perso. Lo misero in una prigione, ma un tempo lui sarebbe potuto diventare il campione del mondo.
14:49 Scritto da: sdelmo in cinema e tv, Etica, musica | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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martedì, 01 maggio 2012
Di corsa
Correre, affrettarsi, scadenze, affannarsi, dover fare a tutti i costi, ansimare, 1000 cose da fare, pedalare a più non posso.... E' da un po' di tempo che, per quanto riesco, ho optato per una slowlife. Mi aiutano anche queste parole di Bruce Chatwin (Le vie dei canti): "In Africa, un esploratore bianco, ansioso di affrettare il suo viaggio, pagò i portatori per una serie di marce forzate. Ma costoro, poco prima di giungere a destinazione, posarono i loro fagotti e non vollero più muoversi. Nulla valse a convincerli, nemmeno un ulteriore aumento della paga: dissero che dovevano fermarsi per farsi raggiungere dalle loro anime."
18:59 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, Etica, Filosofia e teologia, Letteratura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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lunedì, 30 aprile 2012
Guardare i poveri negli occhi
Oggi mi stavo chiedendo se pubblicare qualcosa sulla festa del lavoro. Molti post su fb fanno riferimento al fatto di quanto sia inutile festeggiare qualcosa che in realtà sta sparendo o si sta di certo complicando. Dolgono al cuore le notizie di persone che si suicidano perché senza lavoro o per problemi economici divenuti insormontabili. Certo è che sta salendo il numero di coloro che fanno fatica ad arrivare a fine mese, stanno aumentando i poveri. E mentre riflettevo su questo mi sono imbattuto in un racconto e mi è sembrato di percepire un grido silenzioso da parte dei vecchi e nuovi poveri che chiedono di non essere dimenticati, di non essere rimossi dagli occhi e dalle coscienze.
“Una volta Levi Isacco fu invitato a una riunione di una comunità e gli dissero: «Vogliamo che da ora in poi i poveri non mendichino più alla soglia della casa, ma che venga messo un bossolo e tutti gli abbienti vi depongano del denaro, ciascuno secondo le proprie sostanze, e con questo si provveda ai bisogni». Udita questa proposta rabbi Levi disse: «Fratelli miei spero che il bossolo per l’elemosina non sia un modo per non guardare i poveri negli occhi»” (M. Buber, I racconti dei Chassidim, Mondadori).
15:42 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, Etica, Religioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Dio risponde a Giobbe
In classe è capitato spesso di far riferimento alla vicenda di Giobbe: ne ho raccontato sommariamente la storia fino all'incontro con i tre amici Elifaz, Bildad e Zofar. Poi mi sono fermato dicendo che chi lo volesse avrebbe potuto trovare il seguito sulla Bibbia. Bene, ecco un finale alternativo:
www.youtube.com/watch?v=rS7C-EDdPKs&feature=fvwp&NR=1
15:21 Scritto da: sdelmo in Bibbia e Spiritualità, cinema e tv, Etica, Filosofia e teologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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